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milano, milano, Italy
per questioni di privacy non sentirete mai prnunciare il mio vero nome.sono un'ombra che vive in mezzo a voi fottuti benpensanti..molti si specchiano nei miei occhi,altri mi disprezzano ma a me poco importa..la mia non è solo una lotta contro il peso,è una guerra con me stessa.Io sono forte,Io non cedo,io sono pro ana

sabato 8 agosto 2009

la dieta è andata a fanculo...60kili di nuovo...mi sento gonfia e con la faccia tonda,faccio cacare..domani solo verdura voglio disintossicarmi!!
il filosofo col cappello di paglia e la pancia nuda mi ha dedicato quato racconto bellissimo e voglio condividerlo..buona lettura

se vi interessano gli altri racconti del filosofo potete trovarli qui

l'autobiografia scritta da un estraneo

Quando ero giovane mi capitava spesso di andare in stazione, i treni mi sono sempre piaciuti. Passavo le ore in compagnia di un buon libro ad osservare i viaggiatori ansiosi di arrivare. Oggi, a causa della mia condizione fisica, sono costretta ad accomodarmi sui gradini della mia casa e ad invidiare i passanti. Avere più di novantotto anni ha i suoi lati positivi; primo fra tutti, posso evitare di parlare e godermi il silenzio della mia sordità. Posso osservare e pensare ciò che voglio, avere le crisi isteriche senza essere accusata di pazzia, criticare ed avere ragione, consigliare in base ad un’esperienza che vale più di qualsiasi altra cosa. Ovviamente, però, ci sono diversi lati negativi, il peggiore è che non posso più leggere, parlare sottovoce, osservare i particolari delle cose, correre e respirare un’aria diversa da quella di casa mia. Mi piacerebbe tanto saper usare il computer, guardare mio nipote che scrive per me fissandomi negli occhi mi mette malinconia, è triste sapere che certe cose non potrò mai conoscerle affondo. Ogni cosa ha un suo tempo; io ho vissuto le due guerre, le macchine da scrivere, la nascita della televisione e quindi ho tante belle storie da raccontare, però, allo stesso tempo, sono qui che vivo passivamente tutto il resto solo perché sono consapevole di non poterlo raccontare. Ma non mi va di lasciare che la poca memoria che mi è rimasta si spenga, poco tempo fa ho imparato ad usare il timer per far spegnere il televisore da solo ed evitare che rimanga acceso tutta la notte. Da quel giorno ho il terrore che qualcuno stia facendo lo stesso con me, che ci sia un timer attivo e che io non faccia niente per rimanere sveglia e spegnere quando non ne avrò proprio più voglia. Questa paura mi ha spinto a dettare una storia del mio passato, alla quale sono particolarmente legata e che ho custodito nel mio cuore fino ad oggi.

Lo conobbi troppo tardi per essere presto. Era l’alba di un’estate fantastica, di quelle dove hai tutto e non te ne accorgi perché chiedi alla vita sempre qualcos’altro. Il destino spesso è caritatevole ed in quel periodo mi concesse tutto ciò che si riprese l’anno successivo. Credevo di essere innamorata di un ragazzo fantastico che pendeva dalle mie labbra e realizzava ogni mio desiderio. Credevo di essere circondata da amicizie sincere che mi avrebbero accompagnato per il resto della mia vita. Ero convinta di essere invincibile e di poter chiedere di più, incazzarmi quando c’era un po’ di vento ed il mare si agitava. Tra le tante feste lui si palesò quasi per sbaglio e senza far rumore decise di cambiare la mia vita. Lo persi subito, ancora prima di averlo, ma stranamente sorrisi e ringraziai non so chi per avermi fatto passare una bella serata. Ricordo perfettamente il profumo delle braccia del mio ragazzo e le note di quella chitarra che non smetteva di suonare, ricordo benissimo ogni singolo sguardo e le mie sensazioni, ho nella mente il preciso colore della schiuma del mare che luccicava al bagliore della luna ed il calore di quel fuoco che adorava tremare. Come una fotografia impressa nella memoria quel periodo fa capolino nei miei pensieri ogni qual volta mi viene voglia di agire e resto inerme qui, a vegliare me stessa.

Quando gli strinsi la mano sentì un’energia strana che mi accompagnò per il resto della serata e che tuttora mi regala i brividi di gioventù. Era un ragazzo buffo e pensieroso con un cappello di paglia ed un po’ di pancia che mostrava come segno di saggezza. In silenzio donava la sua compagnia, era piacevole osservare i suoi difetti e lui che non faceva nulla per nasconderli.

Passò del tempo e le storie si intrecciarono. L’anno che più di tutti gli altri mi ha cambiato la vita fu il primo lontano da casa. Spostarmi a mille chilometri di distanza significò cambiare vita, amici, carattere. Lavare, cucinare, ordinare, stirare e lavorare nel tempo libero erano solo accessori di quella vita che mi travolse senza chiedere il permesso. Il mio carattere, al pari di un pezzo di vetro nel mare, si ammorbidì, cambiò forma e ragione. Le conseguenze, quelle esplicite, si manifestarono in poco tempo con il mio rientro a casa per le feste comandate. La sensazione che ancora oggi sento sotto pelle e che a quei tempi mi assillò era una mancanza di spazio. Il destino improvvisamente mi mostrò il conto salato e io pagai in assegni circolari. In pochi mesi la chitarra decise di smettere di suonare ed il fuoco si spense. In poche parole mi svegliai dal mondo fatato che avevo creato e mi resi conto di diverse cose. Inutile dire che la più importante svolta avvenne quando decisi di lasciare il ragazzo del quale non ero innamorata. Lui non capì e ovviamente non apprezzò il mio comportamento, forse per questo decise di farmela pagare a suo modo. Si sposò poco dopo e sua moglie mi chiese di farle da testimone, una richiesta che accettai molto volentieri.

(nota dello scrittore: mi sa che quest’ultima frase non rispecchia la realtà, diciamo che la sua risatina mentre me l’ha dettata la dice lunga. Molto probabilmente dipende da me, sono suo nipote di secondo grado perché nipote di sua sorella minore…)

In quell’anno il mio stato d’animo mi spinse a cambiare, a ricercare l’imprevisto, la novità. Viaggiai molto e molte storie che racconto per intrattenere i miei ospiti derivano da quell’esperienze assurde. Partivo con il sole che saliva dal mare e rientravo quando raggiungevo il limite. Molto spesso il limite era mia madre. Non avevo niente rispetto all’estate prima ma ero appagata. Non chiedevo niente se non un po’ di amore. Ecco, la soluzione sta proprio in quella parola. Vagavo alla ricerca di amore. Volevo farmi travolgere, sentivo la necessità di impazzire per un uomo ed in diversi casi mi imbattei in tipi che mi fecero del male. Continuai così per diverse settimane fino a quando, improvvisamente, mi fermai e piansi.

Andai in stazione per potermi fermare e capire. Per sfogarmi in silenzio. Per non invidiare chi partiva e iniziare a godere ciò che avevo. Avevo tutte le buone intenzioni ma quando vidi due ragazzi con due enormi zaini sulle spalle che si tenevano per mano mentre camminavano verso il sole iniziai a piangere. L’invidia è il peggiore dei mali soprattutto quando ci si sente soli. Nascosi la mia testa e le tante lacrime, ero seduta in un angolo distante da tutti con le gambe al petto ed il capo chino. Piansi senza sosta fino a quando le forze sostennero la mia crisi.

“ ridi! Inizia a ridere, perché a piangere c’è sempre qualcuno più bravo di te…”

Poche cose mi danno veramente fastidio, una di queste sono le persone che non riescono a rispettare gli altri. Gli estranei che si intrufolano in momenti esplicitamente privati li odio. Un'altra cosa che non sopporto sono le frasi filosofiche dette da ignoranti che parlano per sentito dire. Le citazioni dei poveri, mi piace chiamarle così. In quella situazione ci fu l’incontro delle due cose e come aggravante c’erano le mie lacrime che mi imbarazzavano non poco. Quando alzai la testa, però, sorrisi ed invitai il buffo personaggio a sedersi accanto a me.

“tu che fai? Di solito vai in stazione ad aiutare la gente che vuol fare la finita?”

Mi guardò, sorrise ed abbassò lo sguardo.

“sono le giornate come queste che fanno ridere. Non si può piangere con il sole così grande e vicino. Guarda i colori del cielo, senti il rumore delle rotaie bollenti. Non puoi assaporare la vita standotene qui ad osservare. Devi muoverti. C’è sempre qualcuno che ha bisogno di te, anche quando tutti saranno felici sarai tu che avrai bisogno di te. C’è sempre qualcosa da fare, un motivo per correre. Non pensarci! Non si può sempre riflettere, razionalizzare e analizzare tutte le conseguenze. Se ti va di fare una cosa, falla.”

“ma perché mi stai dicendo queste cose? Che ne sai tu di me? Io faccio tutto quello che voglio e mi fermo solo quando sono stanca. È solo che mi manca sempre qualcosa. Ho voglia di innamorarmi.”

Mi accorsi solo alla fine della frase che tutto ciò che pensavo era sbagliato. Una bacinella d’acqua ghiacciata mi avvolse e mi svegliò. Non avevo voglia di innamorarmi, stavo solo studiando le conseguenze dell’attesa. La paura di non essere all’altezza svanì e rimase solo un cappello di paglia.